Dopo quegli eventi ed il
ritrovamento di tutti quei morti, la chiesa venne sconsacrata e
chiusa per un periodo indeterminato.
Fino ad allora nessuno vi era piu' entrato e le porte erano ancora
sbarrate da assi di legno.
Aveva portato con sé
un'accetta, un paio di guanti, una torcia, delle corde, un coltello
a serramanico, un martello ed un cacciavite.
La chiesa era stata costruita
decine di anni prima in un quartiere di periferia ormai completamente
abbandonato, escludendo un paio di stabilimenti per la costruzione
di prefabbricati in funzione anche di notte.
Tutt'intorno c'erano solo case diroccate e senza finestre, lampioni
non funzionanti, strade mai asfaltate, una scuola anch'essa chiusa
ed un'altalena senza sedili alle cui catene era stato impiccato
un cane, in avanzato stato di putrefazione, che dondolava sospinto
dal vento.
La chiesa era una costruzione
moderna senza stile e personalita', dalle linee essenziali, costruita
con un materiale dal colore stranamente violaceo.
Spiccava una vetrata dalla
forma stellata costituita da piccoli e coloratissimi frammenti di
vetro uniti a rappresentare i quattro cavalieri dell'Apocalisse.
Una breve scalinata ricoperta
di ogni genere di rifiuto conduceva al portone.
Dark indosso' i guanti,
prese l'accetta dalla borsa degli attrezzi e inizio' a colpire le
assi di legno.
Abbattute le assi e scardinata
la serratura, entro' e si fermo' all'ingresso: due acquasantiere
a forma di stella si trovavano all'inizio della navata centrale;
sulle colonne, cilindriche e senza intarsi, che le sorreggevano
due targhe d'oro; su di una era inciso in caratteri calligrafici
"L'inizio" e sull'altra "La fine".
Tutto era stato lasciato
come se lo ricordava, nessuno aveva impartito l'ordine di ripulire
quel macello.
Avanzo' tra le due file
di panche, in plexiglas trasparente, fissate al pavimento di marmo
bianco.
Li' aveva visto i corpi
straziati di quelle ragazze, li' c'erano ancora litri di sangue
raggrumato.
Mentre passava su quelle
scure macchie sentiva i brividi, aveva come l'impressione di calpestare
quei corpi, di sentire le scarpe che si appiccicavano al pavimento,
di scivolare su qualche viscere.
Immagini terribili si affacciavano
davanti ai suoi occhi, senza che alcuna di esse fosse reale.
L'altare non era piu' ricoperto
dal lino ricamato, ma si presentava nella sua fredda composizione
metallica.
Intravedeva in fondo il
crocifisso, appoggiato per terra.
Cercava di non cedere al
panico, trovare la cripta dei vampiri era facile, in pochi minuti
avrebbe portato a termine la sua ispezione.
Si porto' dietro all'altare.
Era ricoperto di polvere
e ragnatele e larve di insetti ne occupavano ogni angolo.
Si chino' ed allontano'
quanta piu' polvere possibile.
Se le indicazioni erano
giuste, la placca in metallo con su inciso "Omega" nascondeva
l'interruttore.
Uso' il cacciavite ed il
martello per staccare la placca.
Sotto era nascosta un'incisione
raffigurante Giuditta mentre, tirandogli indietro con violenza i
capelli, serrati con forza tra le dita, sgozza Oloferne.
Le teste delle due figure
erano la chiave: le premette contemporaneamente.
Aspetto' qualche secondo
immerso nel silenzio finche' la base dell'altare giro' su se stessa
ad angolo retto, accompagnata da indecifrabili suoni elettronici
provenienti dal basso, un misto di rumori meccanici e segnali acustici
diffusi da qualche computer.
Scese utilizzando la scaletta
verticale d'acciaio fissata alla parete della cripta.
Sembrava interminabile, conto' almeno cento scalini e non c'era
assolutamente luce che gli consentisse di vederne la fine.
Quando finalmente raggiunse
il pavimento, l'altare torno' nella sua posizione iniziale ed un
faretto arancione si accese sopra di lui.
Davanti, una porta alta
almeno 4 metri e larga 2, apparentemente senza pulsanti per aprirla,
decorata da un finto-affresco: rappresentava un uomo nudo bendato,
il cui corpo era imprigionato da corde, che volgeva lo sguardo in
alto come a cercare una via d'uscita, un aiuto od una luce.

Si avvicino' e la porta
si apri' scomparendo lentamente nella parete di destra, rivelando
uno spessore di almeno un metro.
Dark oltrepasso' la porta,
che si richiuse automaticamente alle sue spalle.
Di nuovo buio.
Una grande omega luminescente
comparve sulla porta, illuminando debolmente lo spazio intorno a
Dark, poi una ad una si accesero diverse sorgenti di luce a livello
del soffitto e del pavimento di quello che sembrava un vero e proprio
laboratorio.
Al centro della stanza un
tavolo su cui erano collocati 5 monitor al plasma su cui comparivano
dati alfanumerici incomprensibili, come se fossero continuamente
monitorati i parametri di funzionamento di qualche struttura all'interno.
In fondo un' enorme parete
di metallo bronzeo, divisa in due parti da una porzione centrale
argentea con due pulsanti triangolari, e senza nessuna apertura,
con l'eccezione di due finestre ad oblo', del diametro di mezzo
metro ciascuna, poste al centro delle due sezioni.
Le porte delle stanze ospitanti
le bare.
Dark si avvicino' lentamente,
mentre osservava affissi sulle pareti disegni, mappe e date ai quali
non riusciva ad attribuire un significato logico.
Le indicazioni geografiche
per un incontro?
Foto del grand canyon, foto
della chiesa in cui si trovava, foto di quelli che sembravano fucili,
ma dalla forma estremamente complessa, come se fossero ricchi di
accessori bellici, immagini dall'alto di citta' sotto il ghiaccio
sul satellite Io e decine di disegni di galassie accompagnate da
informazioni da inserire in qualche macchinario per raggiungerle.
Avevano scoperto cancelli spazio-temporali non noti agli umani?
Fino a che punto avevano sviluppato la tecnologia fino ad allora
nota?
Ed infine le istruzioni
per risvegliare Sebastian o Caleb.
Dark lesse febbricitante
quelle parole.
Non poteva sbagliare, il
processo era irreversibile e la stessa persona non poteva innescarlo
per entrambe le creature.
Doveva scegliere.
Speranza od olocausto.
Si affaccio' al primo degli
oblo', cercando di intravvedere tra i fumi di un ambiente portato
ad una temperatura notevolmente al di sotto dello zero.
-Finalmente ti ho trovato-