Poi, una volta usciti dalla sala,
i drammi della pellicola affioravano dagli schermi
che avevamo interposto fra noi stessi e la realtà.
Ricordi il “trasparente” cinematografico?
Quell’effetto speciale che simulava lo scorrere della strada
e del paesaggio dietro l’automobile in movimento?
Ecco, la nostra storia è stata il tentativo disperato
di entrare nella realtà correndoci incontro,
mentre ad accogliere i nostri slanci
c’era un trasparente cinematografico.
Non più sfondo, era finito chissà come di fronte a noi,
dritto nella traiettoria dei nostri desideri,
pronto a rapire nel suo spazio bidimensionale
la nostra multidimensionale volontà di esistere.
E allora eccoci, dannati sui marciapiedi,
a rincorrerci come sciocchi emuli della doppia donna
di Hitchcock e di James.
Quante volte sono fuggito?
Quante volte ancora?
Torino ha sui marciapiedi i segni del nostro affanno,
dietro agli angoli dove mi nascondevo
si è condensato il respiro
che ti voleva stremato di desiderio.

Cinema Massimo  

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