"RADIAZIONI A TAVOLA" di TULLIO REGGE

Esplode nei mass media la polemica sugli "spaghetti alle radiazioni", i giornali tedeschi ci campano sopra e tra poco i soliti sconsiderati spargeranno il terrore nelle folle provocando uno sconquasso inutile e dannoso nel commercio della pasta.

Dirò subito che continuerò a mangiarla senza timore alcuno, se necessario in pubblico o in televisione, come ho fatto da sempre e senza indossare la tuta dei liquidatori di Chernobyl.

Gli spaghetti si fanno con il grano duro, la varietà di frumento usata fino al 1975 era il Cappelli coltivato prevalentemente in Puglia ma, per ragioni climatiche di cui non sono esperto, non in altre regioni del paese.

Nel 1974 un gruppo di ricercatori del Cnen, tra cui il professor Scarascia attuale presidente della Accademia delle scienze di Roma, decise di irraggiare le sementi del Cappelli con neutroni in modo da ottenere una mutazione che avesse caratteristiche più favorevoli.

L'esperimento ebbe successo, furono ottenute sementi adatte allo scopo e successivamente ibridizzate con varietà messicane fino ad ottenere il Creso e altre varianti.

Da quel momento in poi la marcia del Creso è stata inarrestabile e ora rende conto di circa il 90% della produzione nazionale di grano duro, per convincersi gli interessati possono cercare su Internet un sito qualsiasi contenente le parole chiave "grano duro sementi".

Il Creso è certamente Ogm, iniziali di "organismo geneticamente modificato", ma non è transgenico: nel suo genoma non sono stati inseriti geni di altri organismi.

La sua creazione è avvenuta alla luce del sole e con tutte le autorizzazioni necessarie, lo abbiamo mangiato tutti da un quarto di secolo senza che si siano verificate epidemie o malori collettivi.

Il Creso non è radioattivo, non lo era neppure o lo era debolmente il seme originale mutato di cui è la discendenza lontana.

Ermete Realacci, di Legambiente, sostiene ora che occorre escludere i cibi transgenici, ma non quelli ottenuti mediante irraggiamento che sarebbero invece "naturali": semmai è vero esattamente l'opposto.

L'irraggiamento con neutroni o con radiazione ionizzante ha un effetto brutale e imprevedibile sul genoma della pianta, quasi come sparare a cannonate sui Buddha sperando di ottenere una nuova opera d'arte, è stato abbandonato da tempo e non è certamente alla portata degli agricoltori.

Le moderne tecniche di transgenesi sono invece mirate con estrema precisione e trapiantano pezzi di genoma solo dove è utile.

Come dice la Commissione Europea: «L'irraggiamento è una tecnica che serve a prolungare la vita del prodotto...».

Di certo serve a questo scopo ma nel caso del Creso la radiazione fu deliberatamente usata a dosi elevate in modo da ottenere una mutazione.

Esiste d'altra parte un fondo di radiazione naturale che provoca continuamente in tutti gli organismi, uomo incluso, mutazioni di cui non ci rendiamo conto; fra l'altro siamo anche sottoposti a continue incursioni virali che spostano genoma da un organismo all'altro senza chiederci il permesso.

In qualche modo l'organismo ripara i danni purché si mantengano sotto un limite fisiologico.

La mutazione, in qualunque modo sia indotta, dà la spinta alla evoluzione delle specie senza la quale non esisterebbe la biosfera e neppure l'uomo.

Posso capire la preoccupazione dell'opinione pubblica per le modifiche genetiche, visto il gran battage mediatico che alimenta l'allarmismo, ma io non temo gli Ogm siano transgenici o no e rivendico il diritto di mangiarli quando e dove mi pare e piace: non esiste infatti alcuna prova scientifica che facciano male.

La rigorosa esclusione degli Ogm dal commercio richiesta da Realacci è un atto illiberale e oscurantista che ci vorrebbe riportare al Medioevo: se gli ambientalisti dedicassero almeno un decimo della loro battaglia al transgenico ad una seria campagna contro il tabacco che invece sicuramente fa male sarebbero più credibili, e più utili alla collettività.

Procediamo pure a una etichettatura che indichi la presenza di transgenici e in quale misura nei prodotti alimentari, ma senza spargere leggende metropolitane prive di fondamento sulla loro presunta nocività.

E sia infine il cittadino a decidere se consumarli o meno in piena autonomia.